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Ho letto Ladra di memorie di Manuela Bonfanti. Questa la recensione che ho pubblicato anche nel sito -sezione “pubblicazioni” – della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari http://lua.it/pubblicazioni/ladra-memorie-recensione-roberto-scanarotti/

A lei interessa rubare i ricordi delle persone. Agisce così, sottraendo al malato tutto ciò che appartiene alla dimensione interiore del suo tempo, che è poi la sua vita. La ladra di memorie è attratta dal “tu” e dal “noi” che di ogni esistenza sono fondamento e trama narrativa. Per questo li ruba: per cancellare le storie e azzerare le identità, perché sa bene che ogni vita è un racconto che per proseguire deve alimentarsi di memoria e di relazioni. Rubare memorie significa togliere alle persone il diritto alla propria storia, alla possibilità di continuare a rispecchiarsi in essa e a raccontarla ancora. E questo vale anche per quelli che restano al di là del muro che l’Alzheimer e le malattie neurodegenerative innalzano, quelli che sono parte della storia di chi spesso non li riconosce più.

Manuela Bonfanti vive in Francia, al confine con Ginevra. Scrittrice, blogger ed esperta in metodologie autobiografiche diplomata LUA, non immaginava certo che la sua prima raccolta di storie la portasse a occuparsi di malattia. Ma ancor più non avrebbe mai pensato che le ombre sulla memoria potessero calare su sua madre, alla quale ha dedicato il suo quarto libro: “Ladra di memorie. Storie di Alzheimer e di altre malattie neurocognitive”.

“La mamma era cambiata. Da donna attiva e ottimista qual era sempre stata, sembrava aver perso molta della sua voglia di vivere e, occasionalmente, piangeva. Per noi, figlie e figli, soffriva di una depressione generata dall’inaspettata scomparsa di nostro padre e ad essa avevamo addossato le lievi anormalità che avevamo iniziato a riscontrare. Come molte altre famiglie nella stessa situazione, eravamo su una falsa pista. La realtà era più complessa. Inimmaginabile e, probabilmente, inaccettabile: una malattia si stava sviluppando in sordina e lo shock emotivo che aveva vissuto la stava rivelando. Eravamo alla fine del 2014”.

Così l’incipit del racconto autobiografico con cui Manuela apre la sua raccolta di storie. Oltre cinquanta testimonianze di persone affette da malattie neurocognitive, dei loro familiari e di professionisti della cura, unite in un documento che intende opporsi alla malattia, la “ladra di memorie”, dando spazio alla memoria stessa. La tesi di fondo del libro è che in assenza di cure farmacologiche risolutive, la necessità di conservare i ricordi che si affievoliscono assume un ruolo centrale anche per chi si deve occupare di stare vicino alle persone malate, accompagnandole nel cambiamento identitario provocato dalla malattia. Come confermano le testimonianze raccolte dall’autrice, la narrazione si offre come sostegno utile a sopportare il peso di quello che in sostanza altro non è che un lutto per una persona cara ancora in vita. Ma fa di più: raccontando si fanno uscire dall’ombra esempi, modelli, esperienze che mostrano, spiegano e insegnano, creando un ponte di comunicazione tra il mondo a parte della dimenticanza e quello della realtà. Perché secondo le stime, oltre cinquanta milioni di persone nel mondo convivono con l’Alzheimer e altre forme di demenza grave. “Di fronte a malattie che “rubano” la memoria – scrive Bonfanti – tutta una vita rischia di riassumersi in poche parole: le ultime. Ma si può fare altrimenti. Dando voce ai malati, alle famiglie e al personale di cura sfidiamo la “ladra di memorie”, impedendole di impadronirsi di ricordi, emozioni ed esperienze preziose per i singoli individui e per la società”.

Trattare con persone affette da demenza con “disturbo neurocognitivo maggiore” – osserva Catherine Gasser, presidente di Alzheimer Svizzera nella prefazione al libro –  richiede a ciascuno di noi coraggio, apertura, umiltà e amore. La ricerca medica è necessaria, ma altrettanto lo sono una riabilitazione orientata alle risorse presenti e soprattutto terapie, assistenza e cure specifiche individuali e centrate sulla persona. Fondamentali sono pure i competenti centri, che fungono da punto di riferimento per l’accompagnamento e il sostegno, in particolare per i famigliari”.

Con “Ladra di memorie. Storie di Alzheimer e di altre malattie neurocognitive” Manuela Bonfanti ci offre una polifonica chiave di accesso all’universo della dimenticanza e allo stesso tempo un impeccabile esempio di ricerca in cui l’aspetto biografico prende le mosse dall’esperienza autobiografica. Basta leggere la luminosa introduzione con cui l’autrice si racconta per provare un forte sentimento di empatia verso la sua storia e verso quelle a cui lei, risultato di un lungo e meticoloso lavoro, ha dato voce. Al lettore che si avvicina a questo libro, non può sfuggire il sentimento che muove l’autrice nella sua generosa ricerca: “Dare voce ai malati, alle famiglie e al personale di cura spiega ancora l’autrice – è il senso e lo scopo di questo lavoro, perché dando voce già trionfiamo sulla malattia: non soltanto conserviamo la memoria individuale, ma arricchiamo la memoria collettiva, sintesi e tratto identitario di una comunità, restituendo una visione d’insieme profonda e formativa”.

È senza dubbio un ritrovato senso del “noi”, quello che affiora dalla lettura di queste pagine. Un “noi” inviso alla ladra, che attraverso l’incontro e la narrazione si traduce in accoglienza e comprensione, ascolto e aiuto. Per chi la memoria la perde, e per quelli che stanno loro vicini.

Storie di vita, storie di affetti, storie di cura sono le tre sezioni in cui nel libro vengono suddivise le testimonianze raccolte. Il lavoro di studio e di approfondimento svolto da Manuela non si è tuttavia fermato alla sola narrazione. Il libro allarga infatti l’orizzonte di conoscenza e di riflessione includendo interviste in tema di sostegno e di diagnostica, proposte, informazioni di carattere pratico (come riconoscere i sintomi, ad esempio) e una bibliografia di riferimento. Difficile da catalogare in un genere editoriale precostituito, “Ladra di memorie” è un po’ romanzo (autobiografico e biografico), è un po’ saggio scientifico (clinico e filosofico): in ogni caso, un libro importante, di quelli che lasciano il segno.

Il libro può essere acquistato sui siti internet, ordinato in libreria o richiesto direttamente all’associazione Alzheimer (mail: info.ti@alz.ch), cui è destinato il ricavato. Da aprile sarà disponibile anche in versione e-book.

Manuela Bonfanti, Ladra di memorie. Storie di Alzheimer e di altre malattie neurocognitive, Editore Salvioni, 2021, pagine 324, ISBN: 978-88-7967-470-6

http://www.manuelabonfanti.wordpress.com

(l’immagine con cui si apre questa pagina è quella di Mnemosyne, dea della memoria e madre delle Muse)

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