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Quella volta, su un treno (Equinozi editore) è la nuova raccolta di storie autobiografiche che ho curato insieme a Stefanie Risse del Circolo di scrittura a distanza LUA (Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari). Stefanie aveva apprezzato il mio Destinazione immaginario, nel quale, tra l’altro, parlavo proprio del rapporto treno-autobiografismo, e insieme abbiamo così deciso di avviare un progetto finalizzato a coinvolgere autobiografi di ogni parte d’Italia, e non solo. Il risultato è una ricca antologia di racconti di viaggio (ricordi di incontri, emozioni, avventure e riflessioni) scritta da quarantaquattro viaggiatori della scrittura di sé. Il libro (315 pagine, 16 euro), è stato presentato nell’ambito delle Giornate culturali 2020 della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (28-30 agosto 2020).

Qui il video:

(Dal minuto 5h 10 al minuto 5h 53)

La recensione di Carmine Lazzarini 

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Questa la mia prefazione:

Sui binari, tra i colori del tempo

Se sul treno ti siedi al contrario
con la testa girata di là
vedi meno la vita che viene
vedi meglio la vita che va.
(Vivian Lamarque)

Il 28 dicembre 1895, a Parigi, le immagini di un treno che
arriva in stazione celebrano la nascita ufficiale del cinema.
Simbolo ormai troppo emblematico per poter sfuggire
all’attenzione dei Lumière, la locomotiva aggiunge così
una nuova prospettiva di osservazione a quelle già indicate
da narratori, poeti, artisti e musicisti nei decenni precedenti.
Con le trasformazioni che la progressiva espansione
delle ferrovie apporterà ovunque nella vita sociale ed economica,
il treno rafforza presenza e dignità anche nella
dimensione dell’immaginario. Popolare o d’èlite, antico o
moderno, il viaggio sui binari ispira e produce idee e pensieri
destinati a esprimersi nelle diverse forme della narrazione
e della rappresentazione, in un’ideale e multiforme
cornice di puro realismo magico. Ieri, e come in buona
parte sembrerebbe anche ai giorni nostri.
Consideriamo i sostantivi “fascino” e “magia”: sono
parole già appartenute alla stagione del vapore, ma che
ancora oggi, nel tempo del digitale, non è raro ritrovare su
giornali, riviste, tv e web quando si parla di treni e di viaggi
sulle rotaie. Ed è curioso osservare anche come accanto
al fisiologico malcontento per i servizi di trasporto ferroviario
(mai adeguati, mai abbastanza efficienti) ovunque
nel mondo continui a sopravvivere l’aura di quell’antica
seduzione che a volte fa tornare bambini, a volte poeti.
Basta andare in una buona libreria per rendersi conto di
come il treno e la ferrovia continuino a occupare gli scaffali
della narrativa, della storia, della sociologia; oppure si
può navigare sul web, tra le numerose associazioni di appassionati,
sul portale della Fondazione FS o su youtube,
dove le ambientazioni ferroviarie risultano molto utilizzate
nei videoclip musicali.
Treni, stazioni, scompartimenti e itinerari sulle rotaie
sono speciali scenari di avventura e di scoperta, di socializzazione
e di introspezione. Viaggiare in treno può diventare
un’esperienza sorprendente: a bordo di una carrozza,
scivolando sui binari, con la mente e con il corpo si entra
in un altro mondo, si osservano paesaggi che scorrono al
di là dei finestrini o sullo schermo della propria interiorità.
In viaggio, si medita anche sulla propria vita, rivedendo
momenti del passato, oppure si guarda al futuro lasciando
spazio ai progetti o alle decisioni importanti che ci attendono.
Si incontrano e si conoscono altre vite. E a volte
succede anche qualcosa di particolare.
«In treno – riflette Amara, protagonista de Il treno
dell’ultima notte di Dacia Maraini – ogni riflessione si fa
serpentina, umile, sagace. Il pensiero prende la cadenza
delle ruote e macina, macina idee come fossero chilometri
di riflessioni da percorrere».
Il più antico dei moderni mezzi di trasporto racconta e
si fa raccontare: nei grandi viaggi dai quali si torna cambiati,
come in quelli meno impegnativi per tempi e spazi
attraversati. A volte basta poco: un incontro, uno sguardo,
un episodio, “quel” viaggio, quella volta su quel treno.
Grandi o piccole, evidenti o impercettibili, queste esperienze
vanno a toccare le sfere dell’affettività, della relazione
o dell’immaginazione, e spingono talvolta – quando
il momento propizio si rende percepibile – a rivolgersi alla
scrittura.
Non occorre essere scrittori o artisti per lasciarsi abbracciare
da quella certa emozione che, aprendo la coscienza
all’intimo sentire, attiva l’energia della narrazione.
Per ognuno di noi, quando in treno ci si concede una
pausa di abbandono, c’è un momento che ci parla nel profondo.
Tutti noi abbiamo un viaggio nel cassetto dei ricordi,
e qualche storia da raccontare: episodi di ieri, vissuti su
quel palcoscenico itinerante che è (era) il vecchio scompartimento,
ma anche situazioni recenti, collocate nell’epoca
in cui a bordo ci perdiamo nell’altrove di un pc o di uno
smartphone di ultima generazione.
Pensare alle ferrovie, alle stazioni e agli incontri dei viaggi
della nostra vita è uno dei modi più sicuri e universali
per mettere in moto memoria e creatività. Raccontare per
condividere, scrivendo, può diventare quindi esperienza
appagante e lenitiva per chi scrive; e generosa nei confronti
di chi leggerà, prima o poi.
Così devono aver pensato le persone che hanno accettato
di condividere le loro storie in questo libro. Grazie
a loro, è stato possibile mettere sui binari un piccolo, ma
originale treno di carta destinato a viaggiare sui percorsi
della memoria con biglietto per comitive di classe unica,
destinazione aperta e orario libero.
Nei racconti che compongono questa antologia ferroviaria
– indelebili e preziosi frammenti di memorie personali
– storie semplici e storie straordinarie si alternano lungo
i binari del mondo, porgendo al lettore quell’emozione
che si fa strada quando lo stupore e il rispecchiamento
diventano palpabili. Affettività, formazione, inizi, trasformazioni,
fughe, ritorni, alterità: dal finestrino di questo
treno i luoghi della scrittura autobiografica sono osservati
e visitati attraverso narrazioni che si dispiegano alternando
pura descrizione a flussi di coscienza sospesi tra sogno
e realtà.
“Non fu solo un viaggio in treno – ci confida in queste
pagine Bruna Crepaldi – ma fu ‘il’ viaggio in treno. È in
quel treno che a mia insaputa qualcosa si mosse dal mio
sfondo percettivo sgualcito e infermo, che iniziò una lunga
e graduale riparazione ed evoluzione personale tuttora in
corso”.
Anche nell’occasione creata da questo progetto, la fertilità
della scrittura di sé ha portato alla luce narrazioni
generose, talvolta anche coraggiose, accomunate dall’evidente
desiderio di ritrovare senso esistenziale e di difendere
la memoria dal rischio della dispersione. Tutti insieme,
come compagni di viaggio: “Le nostre parole – osserva
Gaia Simonetti nel contributo posto a chiusura della raccolta
– diventano piccole carrozze di un treno che, a volte
va lento, altre volte più veloce, intraprende un nuovo viaggio
da vivere”.
Con il Circolo di scrittura a distanza della Libera Università
dell’Autobiografia di Anghiari abbiamo proposto
come argomento “Quella volta, su un treno”. Non tutti i
partecipanti hanno poi osservato puntualmente le indicazioni
suggerite dal titolo del progetto, che invitava a parlare
di “un” viaggio in particolare. Ma i risultati del vagabondaggio
interiore sollecitato e guidato dalla scrittura, in
definitiva altro non hanno prodotto se non l’arricchimento
dei colori con cui questo caleidoscopio autobiografico
si presenta al lettore: i colori delle emozioni, del passato e
del futuro. Quel senso del tempo, cioè, che è proprio del
treno, e che scorre in noi mentre lo vediamo scorrere oltre
il finestrino.
Roberto Scanarotti

10 aprile 2020

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