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Sul sito Accademia di Scrittura di Alessandra Perotti (che invito a visitare) propongo alcune considerazioni sul progetto che ha dato vita al mio saggio “La mia anima è un’orchestra. Scrittura autobiografica e molteplicità dell’io”. Rivolgendomi a un pubblico di aspiranti scrittori, nel mio articolo parlo della nascita dell’idea di questo nuovo lavoro editoriale e, più in generale, di quali sono gli accorgimenti che occorre tenere in considerazione quando si decide di scrivere un saggio.

Ecco il testo:

Un’idea che ti ronza in testa, e ti fa viaggiare. Dentro di te, mentre dai spazio alla tua curiosità, sai già che dovrai approfondirla, quell’idea, quindi dovrai scriverla. Per definirla prima di tutto a te stesso, perché le idee, si sa, diventano più chiare quando le scriviamo.

La mia anima è un’orchestra è nato così, risultato di una ricerca che ruotava attorno a una domanda: chi siamo realmente, quando diciamo “io”? L’idea che mi ronzava in testa, affacciandosi di tanto in tanto sul palcoscenico del mio monologo interiore, era maturata nel  1994, complice un dialogo di Sostiene Pereira, in cui Tabucchi affida a un medico-psicologo il compito di illustrare al protagonista lateoria della “confederazione di anime”, dominate da un “io egemone”.

Anni dopo (l’idea intanto dormicchiava), un corso di counseling, unito allo studio e alla pratica della scrittura autobiografica, hanno rispolverato il tema e risvegliato il mio interesse, dando spazio a una seconda domanda: quali letterati, filosofi, psicoanalisti o artisti avevano sostenuto la tesi secondo la quale la natura umana non è monolitica, ma caleidoscopica, plurima?

Da lì, segue un intenso e paziente lavoro di ricerca e di rielaborazione del materiale acquisito, orientato sul percorso argomentativo che nel frattempo avevo scelto, che è poi il sottotitolo del libro: Scrittura autobiografica e molteplicità dell’io.

Prima di questa nuova esperienza editoriale, avevo già pubblicato due saggi, “Treno e cinema” (Le Mani, 1997) e “Destinazione immaginario” (Equinozi, 2019), entrambi dedicati alla presenza della ferrovia nell’immaginario collettivo. Quindi sapevo bene che un saggio può nascere così: da un tarlo che ti entra in testa attraverso parole lette in un libro e che ti spinge poi a cercarlo, per estirparlo e conoscerlo da vicino. Su qualunque argomento, in ogni campo del sapere, oggi più che mai è possibile reperire studi, ricerche, citazioni e testimonianze. Non basta però essere bravi ricercatori: il molto materiale che si riesce a reperire ha bisogno di essere analizzato, direi persino “somatizzato”, se vogliamo proporci come credibili esperti della materia considerata. Solo in questo modo si potrà decidere che cosa è utile dire su quel tema; a quale domande rispondere; quale tesi proporre. E in che modo, con quale struttura e quale stile di scrittura.

Per quanto riguarda la tesi, nel caso del mio nuovo (piccolo) libro non ho avuto dubbi: siamo anime molteplici, e per questo dotate di una ricchezza che la scrittura autobiografica ci aiuta a scoprire. Per progettare l’indice ho pensato a un viaggio in compagnia del lettore: ti spiego prima dove ti voglio portare (l’introduzione), quindi stabilisco tappe (i capitoli) dove approfondiremo il tema ascoltando che cosa hanno da dirci in merito autori come De Montaigne, Proust, Pirandello, Pessoa e molti altri. E ci soffermeremo sugli aspetti che ho ritenuto essenziali, sino a raggiungere la meta, dove rifletteremo e proveremo a trarre qualche conclusione.

Un saggio è il risultato di un percorso meditato e approfondito. Un ragionamento che per essere sostenibile richiede affidabilità: per questo ho curato con la massima attenzione le note in cui ho messo a disposizione del lettore le fonti ufficiali dei numerosi richiami a libri o citazioni inseriti nel testo. Non farlo, o farlo in modo superficiale, avrebbe tolto valore al libro in termini di credibilità.

E la scrittura? Nel mio caso, poiché al saggio ho dato la forma del “resoconto di un viaggio attraverso i paesaggi della scrittura di sé”, mi sono ispirato al modello del reportage, più consono alle mie caratteristiche, ma l’approccio stilistico può variare a seconda del tema trattato. Quello da cui non si può prescindere è invece l’impegno ad assicurare chiarezza e comprensibilità del testo al lettore. Ma questo, come ben sappiamo, dovrebbe comunque essere il primo comandamento di ogni persona che aspira a pubblicare.

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