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“Questo libro, gentili lettrici e lettori, è un piccolo custode della memoria di Mutignano. Qui sono state raccolte le storie di alcune persone che hanno voluto donare i loro ricordi di vita nel borgo antico per non farli disperdere nell’oblio, e consentire a chi lo vorrà, o ne sarà capace, di trarne motivo di riflessione e di apprendimento”.

La mia introduzione a I racconti di Mutignano si sarebbe anche potuta fermare qui, lasciando al lettore il compito di approfondire attraverso la conoscenza delle storie raccolte. Ma troppo forte era il piacere di condividere le motivazioni di questo mio ultimo progetto editoriale per non proseguire nella sua presentazione. E quindi il testo procede dissertando, tra teoria e metodo, sul valore memoriale dei luoghi, sul rapporto che con essi intratteniamo e sulla funzione formativa e sociale della scrittura biografica. Incontro, ascolto e comunità sono gli ingredienti di base di tutte le mie esperienze di “biografo di comunità”, locuzione che può suonare alta e impegnativa, ma che in sostanza vuol dire conta-storie, redattore, scrivano. In altre parole, cercatore e raccoglitore di memorie di vita e di comunità. 

Da tempo pensavo al borgo antico di Mutignano come luogo ideale per una nuova esperienza narrativa. E, non appena mi è stato possibile, mi sono attivato per andare a cercare le sue storie “sommerse” coinvolgendo nel progetto Lavinia Corvi, giovane frequentarice del mio circolo di scrittura e cultura autobiografica “L’Officina del racconto”, e potendo contare su Catia Ciarrocchi, della Pro Loco di Mutignano, come indispensabile punto di riferimento nel borgo. (qui la presentazione del progetto)

Dagli incontri con i testimoni della memoria sono nate le sedici storie che compongono il libro, patrocinato dal Comune di Pineto e dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e pubblicato da Hatria di Gianluca Salzetta, un editore molto attento alla divulgazione della cultura del territorio. La copertina, come per la maggior parte dei miei libri, è stata realizzata dall’illustratrice e mia moglie Alessia Roselli e richiama uno degli episodi raccontati nel libro: tre uomini e un bambino su una “lambretta” che negli anni Cinquanta girano per le campagne andando a portare il loro messaggio musicale dedicato alla Pasqua.

I racconti di Mutignano parlano di tempi non certo remoti, ma che al confronto con gli attuali ci appaiono comunque lontani anni luce, custoditi in un’ambientazione temporale che va dalla seconda guerra mondiale agli anni del boom economico e, quindi, al passaggio di Millennio. Parlano di lavoro, guerra, sopravvivenza, speranza e volontà, mettendo in scena il mondo “all’antica” che riemerge dall’incastro dei ricordi delle persone che sono state incontrate e ascoltate. Quelle raccolte sono testimonianze di vite semplici, “minori”, cercate e proposte non come banale e nostalgico omaggio al passato o alla tradizione, ma come umano e civile contributo a custodire conoscenze altrimenti destinate a perdersi. C’è il valore delle piccole storie, nei racconti che abbiamo proposto riordinando con la scrittura l’esito dei nostri incontri con i testimoni. E ci sono fotogrammi di un’epoca che inevitabilmente si inseriscono nella narrazione storica del luogo: in linea con quanto è stato dimostrato negli anni Settanta dai lavori sul campo di Nuto Revelli, ad esempio, o dal fondamentale saggio Storia e storie di vita (Franco Ferrarotti, 1981), le ordinarie biografie degli umili assicurano un valido sostegno alla conoscenza della storia e della cultura del nostro Paese. Il muratore, il fornaio, il maestro, il prete, i mezzadri, il musicista, le donne che vanno a raccogliere grano e uva, i bambini che lavorano nei campi: nelle immagini recuperate dal ricordo dei nostri testimoni, i costumi ancora in auge nella seconda metà del secolo scorso richiamano il paesaggio sociale su cui si aprirà la progressiva trasformazione della vita del luogo, con quell’inevitabile stare al passo dei tempi che per Mutignano, e per un’infinità di borghi italiani, si è tradotto in spopolamento, spesso in abbandono.

Ma Mutignano è tutt’altro che un luogo abbandonato. Lo dimostra lo stesso spirito con cui i nostri testimoni della memoria hanno risposto alla chiamata narrativa, creando di fatto un’occasione speciale per invitare a non restare passivi e indifferenti rispetto al declino del senso di comunità e del valore della memoria. Perché raccontare, individualmente e insieme, da sempre vuol dire anche educare.  

Di questo, senza dubbio, discuteremo nelle presentazioni del libro in programma a Pineto, venerdì 10 luglio, e, va da sé, a Mutignano a fine agosto.

R.Scanarotti, L. Corvi, I racconti di Mutignano, Hatria edizioni, 2026

il libro può essere richiesto all’editore: mail gianluca@hatria.info Tel. 085 87569 – 339 2915973. A breve sarà possibile acquistarlo nelle principali librerie e store online quali lafeltrinelli.it, mondadori, librerie coop, ibs.it, libreria universitaria.it, amazon, ebay, oppure ordinarlo in qualsiasi libreria.

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