Al Festival dell’Autobiografia di Anghiari
RACCONTARE PER EDUCARE, EDUCARE RACCONTANDO. LA SCUOLA NEL BORGO DEI CANTA-STORIE DELLA LIBERA UNIVERSITÀ DELL’AUTOBIOGRAFIA
Sabato 27 settembre 2025, nello storico teatro di Anghiari, il nostro gruppo docenti della scuola “Nel borgo dei canta-storie” ha presentato la seconda edizione del percorso formativo dedicato ai linguaggi della narrazione sociale. Qui di seguito condivido il testo dell’intervento con il quale ho aperto una serata in cui, con esempi concreti di rappresentazione e coinvolgimento del pubblico, abbiamo cercato di restituire l’anima stessa del nostro progetto.
“Il canta-storie della LUA è un ascoltatore di storie orali, un ricercatore di storie scritte e un animatore culturale e interculturale che agisce da solo o in gruppo, collaborando anche con associazioni ed enti locali. Attinge ai saperi delle arti, della musica, della scena, della parola e della visione, usando tutti i mezzi che conosce e che ha a disposizione per rappresentare le sue narrazioni. Può agire in piazze, servizi educativi e scuole, servizi sociosanitari alla persona e residenziali, carceri e in tutti i luoghi dove possa emergere o possa essere sollecitato il desiderio di narrazione e di incontro. Educa in questo modo la comunità all’ascolto, alla cultura della memoria e alla sua trasmissione tra generazioni. È testimone del suo tempo e al tempo stesso narratore di sé: un traghettatore di memorie collettive”.
Tra il 2022 e il 2023, riuniti dall’irrefrenabile e generosa progettualità di Duccio Demetrio, così abbiamo definito la figura del canta-storie della Libera Università dell’Autobiografia.
L’obiettivo era quello di dare forma e sostanza alla nuova scuola Nel borgo dei canta-storie, nata dalla volontà di sostenere la missione che la LUA persegue da ormai quasi trent’anni. Affiancando cioè la nuova proposta alla scuola per biografi di comunità, al concorso letterario L’albero delle ciliegie, alla Biblioteca delle letterature dei luoghi, e a tutti gli altri corsi e seminari che promuovono la valorizzazione delle memorie individuali, collettive e locali.
Il canta-storie della Libera lo abbiamo proposto scrivendolo con il trattino che divide verbo e sostantivo: questo, sia per dare evidenza alla parola “storie”, per noi soprattutto storie di vita e dei luoghi, sia per sottolineare il senso e la specificità di un nuovo e originale progetto orientato alla narrazione autobiografica e biografica. Non certo in concorrenza, quindi, con altre scuole che si rifanno alla tradizione.
Le parole “storie” e “narrazione” sono oggi termini inflazionati, abusati e strumentalizzati. Ma nella società delle fake news, della superficialità, degli inquietanti prodigi dell’I.A, sarebbe sbagliato, per noi educatori autobiografici, arrenderci alla rassegnazione rinunciando a dare il nostro contributo, ognuno come può e sa, a vantaggio del recupero di coscienza critica e della valorizzazione delle buone storie. Non storie “buone”, o tanto meno “buoniste”, ma buone storie raccolte e diffuse non a scopo di persuasione, ma con l’intento di educare all’ascolto e all’incontro. Per far sì che da esse altre ancora ne nascano e arrivino a più persone, e ai giovani, auspicabilmente, in modo particolare. Come la LUA fa da sempre, del resto, muovendo dalla scrittura di sé che si riconosce e si consolida nel riconoscimento dell’alterità, dello spirito del “noi”.
Testimonianza, fabulazione e animazione sono i piloni su cui poggia il piano formativo della nostra scuola; ascoltare, raccontare, progettare e rappresentare, i quattro tempi in cui si sviluppano i laboratori in programma da novembre a maggio. Come ben sa chi ha già frequentato, nell’insieme proponiamo un’esperienza per crescere individualmente, cercarsi e conoscersi nell’incontro collaborativo con gli altri, valorizzando la propria molteplicità, le abilità personali e il ruolo della relazione.
Nel video che vi abbiamo presentato in apertura avete visto una sintesi del percorso della prima e fortunata edizione della Scuola, conclusasi con le rappresentazioni in piazza dei tre racconti tratti dal concorso L’albero delle ciliegie. Per noi tutti un vero e gratificante successo, applaudito da un pubblico attento ed emozionato.
Ci riproviamo quest’anno, invitandovi a misurarvi, individualmente e insieme, con le declinazioni del narrare che saranno proposte da noi docenti della scuola: dalla raccolta delle storie e dalla loro scrittura alla narrazione per immagini; dalle suggestioni della musicalità all’interpretazione efficace che si traduce in coinvolgente animazione.
Tenendo conto dell’esperienza passata, e delle restituzioni dei corsisti, quest’anno abbiamo deciso di dare maggior spazio alle discipline fondamentali, dedicando a voce, scrittura e poesia dei seminari di specializzazione che si terranno nel mese di ottobre del prossimo anno e saranno aperti a tutti.
Direttori artistici e docenti di rappresentazione generale sono Donata Forlenza e Antonio Rota, del Teatro del Sole, storica compagnia milanese che ora ha residenza a Laveno di Laveno Mombello sul Lago Maggiore; Alessia Roselli, illustratrice e graphic designer, guiderà i laboratori di educazione all’immagine, mentre il musicologo Maurizio Disoteo si occuperà del canto e delle orchestrazioni; il sottoscritto, coordinatore dell’intero progetto, curerà infine la parte relativa alle biografie di comunità.
Nei seminari di specializzazione ci saranno ancora Alessandra Perotti (scrivere dialoghi, editare testi), Giancarla Goracci (lavorare con la voce) e Claudio Mustacchi (Laboratorio di scritture quasi poetiche).
Ovviamente tutti i dettagli li trovate sul sito della LUA. (ricordare il numero di iscritti)
Promuovere la cultura e la narrazione autobiografica, come già fanno i referenti territoriali della Libera, significa contribuire alla diffusione di pratiche di cittadinanza attiva. Risveglia il senso di comunità mentre argina i profluvi dell’io, offrendo lucidità ed equilibrio: far crescere nuovi canta-storie è procedere in direzione ostinata e contraria, quella direzione che solitamente affascina molto come suggestione poetica, e molto meno come spunto per passare all’azione.
Certo, di fronte alla spiazzante complessità e alle assurdità che caratterizzano il Terzo Millennio, siamo molto piccoli, e ne siamo ben consapevoli. Ma abbiamo ancora dalla nostra la volontà e la speranza. E in più ci conforta anche sapere che nel mondo ci sono moltissime altre realtà che, dalle più diverse prospettive, pensano e agiscono con questo stesso spirito di fiducia, coltivando saperi e culture e parlando alle persone, non ai consumatori.
Scrive il filosofo Byung-Chul Han: “Senza la speranza siamo imprigionati nel già stato o nel cattivo presente”. Che poi aggiunge: “La speranza è loquace. La speranza narra”[1].
E, dunque, narriamo.
(Nella foto, da sinistra: Giancarla Goracci, Claudio Mustacchi, Alessia Roselli, Maurizio Disoteo, Lucia Palimeri (ex allieva), Cristina Mazza (ex allieva), Donata Forlenza, Antonio Rota e Roberto Scanarotti, cioè me medesimo)
[1] Contro la società dell’angoscia, Einaudi, 2025
NarriAmo…
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