Il n. 6 della rivista Autobiografie (Mimesis, 2025) propone un ampio approfondimento sulle pratiche autobiografiche a scuola. Tra i molti articoli presenti in questo numero, introdotti dalle riflessioni di Duccio Demetrio, c’è anche il mio Il verde della mia vita. Scrivere di sé nel rapporto con la natura: due esperienze laboratoriali in ambito scolastico, che qui condivido su queste pagine virtuali.
La natura come luogo universale in cui risuona la profondità del sentire e che con il passaggio alla scrittura si fa specchio, amica e mentore per chiunque ne sappia cogliere il valore umano e sociale. Nasce da qui il concetto di green autobiography elaborato e approfondito da Duccio Demetrio, vale a dire quella forma di scrittura cui si ricorre “sia per dialogare con noi stessi dinanzi alle meraviglie naturalistiche – e per accrescere la nostra consapevolezza nell’abbracciare gli ideali ecologisti – sia per partecipare alla battaglia per la difesa della Terra con più convinzione”.
Da sempre, l’uomo racconta la natura. E da sempre, la natura lo aiuta a raccontarsi. L’incontro riflessivo ed empatico con la terra, il mare e il cielo e le forme di vita che essi ospitano non cessa mai di essere un’occasione di risveglio per l’ancestrale sentimento di appartenenza che vive in noi e ci lega all’universo. Adulti e giovani non sfuggono alle suggestioni che si offrono loro quando hanno l’opportunità di confrontarsi con la pratica della “scrittura verde”, alla quale si avvicinano con curiosità e impegno, sollecitati anche dall’attuale scenario di allarme ambientale in cui stiamo vivendo. Ben consapevole di questo, nel 2024 la “Libera” ha ritenuto fosse arrivato il momento di tornare a riproporre il tema, intestandogli il proprio festival annuale con un titolo molto esplicativo: Raccontare la Terra.
Il rapporto scrittura-natura è senza dubbio argomento molto sentito e oggetto di attenzione nel panorama delle pratiche autobiografiche promosse in ambito LUA. Anche sul territorio, per la regia dei referenti territoriali, non è raro prender nota di iniziative di formazione intimamente legate al rapporto con la natura.
Nel mio personale percorso di referente e formatore autobiografico e biografico ho avuto la possibilità di sostenere attivamente questa tendenza organizzando numerosi laboratori, alcuni dei quali progettati anche a diretto contatto con la natura. Non solo riservati agli adulti: a Viterbo e a Torino, ho condotto due interessanti esperienze di promozione del binomio scrittura di sé-natura in ambito scolastico, nella particolare dimensione di scambio e di auto-conoscenza propria dei gruppi laboratoriali giovanili.
La natura sale in cattedra
Il progetto “Il verde della mia vita: esperienze di scrittura autobiografica e biografica” si è svolto nel 2021, in piena pandemia, presso il liceo classico Buratti di Viterbo, in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, avendo come fine quello di sviluppare specifiche competenze di scrittura e di guidare i giovani alla scoperta di valori profondi legati al rapporto personale e sociale con la natura”.
Protagonista del progetto, reso possibile grazie all’impegno della docente di arte Claudia Palazzetti, è stata una classe del terzo anno composta da ventuno studenti (sedici ragazze e cinque ragazzi), alla quale è stato dedicato un ciclo di sei incontri: quattro tenuti on-line, nel rispetto delle regole della pandemia, e due in presenza, uno dei quali in aula e il restante in cammino, sui sentieri del Monte Palanzana[1].
Nel mio ruolo di tutor esterno, dopo la preliminare e progressiva esplorazione del metodo autobiografico, ho invitato i giovani a riflettere sul proprio rapporto con l’ambiente prendendo spunto dalla lettura condivisa di alcuni brani scelti (tra cui testi di Rousseau, Thoreau, Hesse e Montale) cui hanno fatto seguito specifiche pratiche di scrittura.
Il progetto prevedeva inoltre un ideale passaggio narrativo dall’io al tu con la formalizzazione di un’esperienza biografica di raccolta di testimonianze in tema di natura, nel caso specifico provenienti da nonni o persone anziane in genere. Un compito, questo, al quale la classe si è dedicata con una particolare dedizione, dando vita anche al sito web[2] che gli stessi studenti hanno di loro iniziativa realizzato per la conservazione delle memorie raccolte, insieme al ricordo di un’esperienza che, come scrivono nelle loro pagine virtuali, li ha aiutati
ad aprirsi e a conoscersi meglio, rafforzando i legami all’interno della classe, visto che, nonostante i tre anni passati insieme, ci siamo trovati spesso divisi e limitati nei nostri rapporti interpersonali.
Abbiamo intervistato nonni, conoscenti e anche sconosciuti facendo scoperte su di loro e su di noi, e commuovendo ogni volta. Diventare raccoglitori di storie biografiche ha un valore sociale e civile: l’intimità dei racconti di quelle persone che ritenevamo venire da un tempo molto lontano hanno azzerato la distanza, hanno creato un ponte tra la generazione di ieri e quella di oggi.
Il percorso educativo al cui interno si è svolto il progetto “Il verde della mia vita” è stato uno degli esiti del programma interdisciplinare avviato dal Liceo Buratti con il ritorno all’educazione civica (legge 92/2019), come esperienza di educazione alla sostenibilità. Per formare i formatori, lo stesso Liceo aveva curato nel 2020 l’organizzazione di otto interventi per gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado della “rete Scuole Green” provinciale (140 i destinatari effettivi), uno dei quali, dedicato appunto all’eco-narrazione e da me curato.
A Torino per “Prendersi cura del mondo”
L’altra occasione di confronto con i giovani in ambito scolastico mi è stata offerta nel mese di novembre 2024, a Torino, dal Social Festival Comunità Educative Prendersi cura del mondo.
L’incontro con gli studenti torinesi si è tenuto il 7 novembre, nella sala Stemmi del Palazzo di Città Metropolitana. Accompagnate dalla professoressa Maria Mattea La Porta e da altri insegnanti, erano presenti due classi seconde dell’IIS Bodoni Paravia di Torino (Grafica, Audiovideo e Fotografia), costituite da trentotto tra ragazze e ragazzi.
Nell’impostazione del mio intervento torinese, la tipologia del percorso scolastico, a indirizzo tecnico-artistico, è stata un punto di orientamento imprescindibile già in fase di progettazione del laboratorio, per lo svolgimento del quale mi sono avvalso, come sempre, di letture di brani scelti e di slide con testi semplici e molte immagini, utili a focalizzare l’attenzione del gruppo sulle informazioni e sui concetti via via esposti, suddivisi nei tre momenti principali di cui qui riassumo i contenuti:
1 – la scrittura di sé e le opportunità che essa offre ai giovani come strumento di riflessione e di autoconoscenza. La memoria e l’identità. Letture e commento di citazioni sulla memoria. Esercizio di scrittura: il mio primo ricordo; quando mi sono accorto di essere al mondo;
2 – ecologia ed eco-narrazione. Cenni storici ed esempi di letterati e artisti eco-narratori. Perché raccontare la Terra, perché e come la Terra ci racconta. Osservare – Osservarsi – Raccontare. Letture: Hesse, Thoreau, Demetrio. Esercizio di scrittura (a scelta): a – Il mio primo contatto con la natura / b – Un ricordo della natura: quella volta che ho osservato, ammirato, notato…Com’eri, come ti ricordi, chi ricordi;
3 – entrare in contatto con la natura: gli alberi. Letture da Herman Hesse, Tiziano Fratus, Gaia De Pascale e commento di dati tecnici su piante e biomassa (fonte: Stefano Mancuso). Alberi poetici e simbolici; alberi narrati. L’albero come rifugio: Il barone rampante, Calvino). Esercizi di scrittura: ricordo di un albero: sensazioni, emozioni, famiglia, volti amici, avventura; esercizio di scrittura: se io fossi un albero.
Al termine del laboratorio, la mia positiva sensazione rispetto all’attenzione e alla partecipazione dimostrata dalle due classi con domande, condivisioni di letture e commenti è stata confermata dagli insegnanti presenti (e attivamente coinvolte negli esercizi). Dell’interesse dimostrato dai giovani per l’argomento si è avuto poi ulteriore riprova esaminando i testi delle loro scritture, successivamente acquisite con la collaborazione della docente, nelle quali insieme alle risposte alle mie sollecitazioni si trovano anche gli appunti tratti dalle slide o da quanto ascoltato.
Qui di seguito riporto come testimonianza alcuni degli scritti più significativi che ho potuto esaminare:
“Se fossi un albero sarei un pino, perché potrei essere usato per molte cose: alberi di Natale, fare profumi, bagnoschiuma e deodoranti”.
“La foglia. Ero piccola, andavo all’asilo ed era inverno, e nel ricordo di quella foglia che cade mi ricordo la neve che cadeva sul prato e pian piano aumentava e dei fiochi di neve che cercavo di acchiappare per ammirare la bellezza. Ero felice, serena e spensierata”.
“In quel posto per andare in spiaggia bisognava attraversare dove le cime degli alberi toccavano il cielo e questo dava un senso di surrealtà. Quel posto paradisiaco resterà per sempre nei miei ricordi”.
“Il ricordo che ho di un albero è quello che c’è nel giardino di mio zio. È un albero con una scala attaccata, e questa scala conduce ad una piccola casetta, nascosta tra i rami e le foglie”.
“Se io fossi un albero sarei un abete perché è sempreverde come me, sarei sempre a vedere una parte di me nascondendo altre emozioni, l’abete può nascondere il dolore di un forte vento”.
“Il mio ricordo della natura è di quest’estate, quando ero in un villaggetto in collina in Abruzzo e, dato il fantastico tramonto che adoravo, a cena finivo in fretta di mangiare per uscire fuori e godermi un panorama che mi faceva sentire vivo”.
“Il salice piangente mi ha sempre affascinato per la sua struttura e per il nome che ha; la prima volta che l’ho visto facevo le elementari e la mia maestra mi ha assegnato il ruolo di quell’albero nello spettacolo di fine anno”.
Dall’esame delle restanti scritture emerge una varietà di restituzioni caratterizzate da diversi livelli di capacità espressive, spesso ancora in attesa di maturazione, ma tutte in ogni caso da accogliere nella loro spontaneità e nella dovuta sospensione del giudizio che compete a un formatore autobiografico. I limiti del mio ruolo non autorizzano infatti a esprimere pareri di carattere psico-pedagogico, né tantomeno valutativo, essendo questo compito esclusivo del corpo docente delle studentesse e degli studenti con i quali ho interagito. Al contrario, alla luce di quanto osservato e percepito, posso affermare con certezza che per le ragazze e i ragazzi il laboratorio – pur nella sua durata limitata – si è risolto in un’insolita occasione di scoperta e di gratificazione, come sempre accade, del resto, quando scrittura e memoria si uniscono per trasformarsi in luogo di incontro e di formazione.
[1] Chi è interessato potrà approfondire la conoscenza di questa esperienza, pubblicata a mia firma in Claudia Palazzetti (a cura di), Educare alla sostenibilità. Contributi per una transizione ecologica della didattica, WinScuola, Roma, 2022.